L’Appennino Emiliano-Romagnolo è il versante settentrionale dell’Appennino Tosco-Emiliano a sua volta tratto dell’Appennino settentrionale, la cui vetta più alta è il Monte Cimone (2165 m. slm).

L’Appennino Romagnolo si può individuare a sud-est del passo della Futa fino al passo di Bocca Trabaria che lo separa dall’Appennino umbro-marchigiano, mentre l’Appennino emiliano si estende a nord-ovest del Passo della Futa fino al passo della Cisa che lo separa dall’Appennino ligure.

Sede di due Parchi Nazionali (il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ed il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano) e di numerosi parchi regionali, l’Appennino Emiliano e Romagnolo è un area naturale incontaminata, ricca di flora e fauna selvatica (ungulati, lupo, aquila) in cui la presenza dell’uomo e soprattutto del mondo rurale è viva e presente, seppur in modo non invasivo ma anzi armonico e integrato con il paesaggio.

L’appennino emiliano-romagnolo è uno dei territori d’Italia con il maggior numero di prodotti agroalimentari tipici e di qualità, molti dei quali famosi in tutto il mondo. È nell’Appennino Emiliano e Romagnolo che ha origine, quella che viene ormai comunemente chiamata la Foodvalley ed qui dove, ancora oggi, è possibile vedere come nascono queste eccellenze agroalimentari, degustandole direttamente del produttore.

L’Appennino Emiliano e Romagnolo è inoltre una “palestra a cielo aperto” dove oltre all’escursionismo è possibile praticare moltissime discipline sportive, dall’arrampicata allo sci, dal nordik-walking al down-hill, dal parapendio al tradizionale gioco della “ruzzola”.
Il paesaggio è inoltre ricco di tracce della storia di questa porzione di Appennino, non solo gli innumerevoli pievi e castelli e le vie storiche che i pellegrini usavano per andare a Roma, ma anche i luoghi della seconda guerra mondiale e della resistenza.

Ecco una breve carellata delle peculiarità delle diverse tratte provinciali dell’Appennino Emiliano Romagnolo, da Nord verso Sud.

Provincia di Piacenza

L’Appennino Piacentino è caratterizzato dall’alternarsi di valichi e valli, queste ultime disegnate dai principali corsi d’acqua dell’area: Tidone, Trebbia, Nure e Arda (tutti affluenti di destra del Po).

Di grande valore naturalistico è la Valle del Nure, che nella parte più boscosa accoglie rinomate località turistiche: la principale è Ferriere, punto di partenza per i vicini laghi Moo e Bino, per il Monte Nero (ideale per lo sci alpino) e le suggestive cascate del Lardana (le più elevate dell’Appennino piacentino).

Non tutti sanno che Piacenza è una vera “food valley” e che tra salumi, formaggi e vini può vantare la maggior concentrazione di D.O.P. e D.O.C in Italia. Autentiche eccellenze enogastronomiche tutte da gustare come la coppa, il salame e la pancetta; i “pisaréi e fasö”, gli anolini ed i “tortelli con la coda”, la “bomba di riso” e la “piccula ad cavall”. Il tutto accompagnato da vini rigorosamente piacentini tra cui spicca il rosso Gutturnio.

 

Provincia di Parma

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L’escursionismo e il trekking trovano qui un habitat ideale: il crinale (che raggiunge la massima altitudine con i 1861 m del monte Sillara) è percorso dalla Grande escursione appenninica, e la rete dei sentieri Cai si compone di circa 110 itinerari tra Appennino est e Appennino ovest; tra le mete più “gettonate” senz’altro il Lago Santo Parmense (1581 m, il più ampio lago naturale dell’Appennino emiliano-romagnolo) e i Lagoni (1399 m), dai quali partono numerosi sentieri segnalati per il crinale e per altri laghi appenninici.

Non solo natura, comunque. La vacanza o la visita nei luoghi dell’Appennino parmense non sono consigliate ai soli amanti del verde, dell’escursionismo o anche, d’inverno, dello sci. È ad esempio possibile “andar per castelli”, o perdersi alla scoperta di abitati e rocche medievali: da Varsi a Bardi, da Borgotaro a Compiano e a Bedonia, da Corniglio a Monchio delle Corti, sono davvero tanti i paesi ricchi di storia e di elementi d’interesse.

Natura, cultura, storia ed enogastronomia.  Qui il re assoluto delle tavole è il Fungo porcino (cui s’affiancano Parmigiano Reggiano, pane di montagna, torte d’erbe e di patate, piatti a base di castagne e frutti di bosco).

 

Provincia di Reggio Emilia


Tra le principali attrattive turistiche dell’Appennino reggiano rientra Canossa e il territorio matildico. Qui il medioevo ha conservato vivo il suo interesse: i castelli che costituiscono il cuore della antica contea di Matilde, nonostante l’ingiuria dei tempi, conservano il fascino del ricordo di quando, in questo scenario di boschi e di calanchi, si svolgeva il teatro della politica europea a cavallo tra l’undicesimo e il dodicesimo secolo.

Di forte interesse sono anche i borghi dell’Appennino, 24 insediamenti storici della montagna reggiana tra i più significativi dell’Appennino reggiano in termini di caratteristiche storico-architettoniche. Questi paesi sono caratterizzati da strutture edilizie tradizionali, ma non mancano anche le vere e proprie opere d’arte.

La Val Tresinaro, poi, si presenta oggi come un luogo ricco di fascino, sia nella parte più bassa, che si affaccia sulla pianura presso la “capitale” Scandiano, sia nel suo medio e alto corso, più spiccatamente appenninico, fino alle sorgenti ubicate a Felina, in comune di Castelnovo Monti, presso il monte Fosola, all’ombra della grande Pietra di Bismantova.
Oltre ai piatti e ai prodotti tipici emiliani (quali le tagliatelle, le lasagne, i tortelli, il cappelletto, l’aceto balsamico, il Parmigiano-Reggiano, i salumi, il vino frizzante), la Provincia di Reggio Emilia offre anche la possibilità di provare piatti speciali quali la carne di pecora della zona collinare tra Carpineti e Baiso, il pecorino autentico d’Appennino ricavato dal latte di pecore autoctone, nonché la castagna e la polenta, cibi fondamentali nella storia alimentare della montagna.

 

Provincia di Modena

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Le più importanti vette dell’Appennino Tosco-Emiliano sono, sulla dorsale tra Emilia e Toscana, il Monte Cimone (2165 metri s.l.m.), che rappresenta il punto più elevato della provincia, il Monte Giovo (1991 metri s.l.m.) e il Libro Aperto (1937 metri s.l.m.), mentre lungo la dorsale che da Sud a Nord divide le valli del Panaro e del Secchia, le vette principali sono l’Alpesigola (1642 metri s.l.m.) e il Monte Cantiere (1617 metri s.l.m.).

Sotto il profilo naturalistico, punti di grande interesse si trovano nella Valle del Pelago e nel Parco del Frignano, dove tra colline e crinali appenninici sorgono suggestivi borghi come: Pievepelago (rinomato per gli impianti di sci alpino di Sant’Anna Pelago e il borgo medievale di Roccapelago, su cui domina l’omonimo castello); Sestola (dominata dalla rocca longobarda, è la principale meta invernale dell’area grazie alle vicine piste innevate del maestoso monte Cimone); Fiumalbo (con il tipico disegno urbano medievale); Pavullo nel Frignano (con il castello di Montecuccolo e la cinquecentesca chiesa di San Lorenzo). Di notevole interesse anche la riserva naturale delle Salse di Nirano a Fiorano Modenese e il parco regionale dei Sassi di Roccamalatina a Guiglia.

Tra i prodotti tipici ci sono i salumi, primo fra tutti il Prosciutto di Modena, i tortellini, lo zampone, l’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena, il Parmigiano Reggiano, il Lambrusco di Modena e le ciliegie di Vignola.

 

Provincia di Bologna


La provincia di Bologna si configura come un insieme di colline e calanchi – caratteristiche formazioni argillose di origine alluvionale – disegnati tra le valli dei fiumi Reno e Idice, nel versante centro-meridionale dell’appennino emiliano. Un alternarsi di terre coltivate a zone boschive o prati dove spuntano qua e là possenti manieri medievali e chiese romaniche.

Importanti punti di interesse sono la grotta del Farneto, a San Lazzaro di Savena, testimonianza del sistema carsico gessoso presente nel Parco naturale regionale Gessi bolognesi e calanchi dell’Abbadessa. Del periodo etrusco e dello splendore dell’antica Felsina danno testimonianza le rovine di Misa, presso Marzabotto, l’unico sito dell’Etruria padana che ha lasciato tracce significative, come la necropoli del IV secolo a.C., colonna portante del locale Museo Nazionale Etrusco.

Il territorio è poi caratterizzato da una miriade di castelli, attorno ai quali si è formato l’abitato della maggior parte dei comuni (come tradiscono molti nomi, da Castel d’Aiano a Castel Maggiore). Tra i più importanti ci sono i Castelli di Monteveglio e di Zola Predosa (appartenuti alla contessa Matilde), il Castello di Costonzo, il singolare Castello della Rocchetta Mattei (mix di motivi arabi, moreschi e gotici), il castello di Bazzano e il Castello dei Bevilacqua a Sasso Marconi.

Mortadella, “ragù alla Bolognese”, tortellini, lasagne, tagliatelle, bollito e certosino sono solo alcuni dei prodotti che hanno reso Bologna famosa nel mondo insieme alle mitiche sfogline. Altrettanto noti sono i Vini DOC dei Colli Bolognesi, fra i quali il tipico Pignoletto.

 

Provincia di Forlì-Cesena


In questo territorio hanno grande valore borghi storici o piccole città, luoghi ricchissimi di antiche testimonianze di patrimonio artistico e culturale. Tra questi rientrano Longiano, Bertinoro (che domina un suggestivo paesaggio la cui vista si estende fino al mare ed è considerata la Città dell’ospitalità), Sarsina, Monteleone e Roncofreddo.

Lungo la Valle del Rabbi si incontra Predappio, circondata da pregiati vigneti da cui si ricava il Sangiovese doc. Ampliata tra gli anni Venti e Quaranta del Novecento, si presenta come un vero e proprio “Museo urbano”, originale testimonianza degli stili urbanistici e architettonici del Razionalismo.

Piatto simbolo sono i passatelli, rigorosamente cotti in brodo. Tipica è anche la piadina, che si gusta al meglio con lo squacquerone, formaggio morbido tipico del territorio, la ricotta o i salumi, sempre accompagnata dall’ottimo vino Sangiovese.

 

Provincia di Rimini

A pochi chilometri dal mare, uno splendido entroterra, su cui un tempo regnava la Signoria dei Malatesta, si spalanca lungo le vallate dei fiumi Marecchia e Conca. Il paesaggio custodisce numerose rocche e castelli, tra cui spiccano quello di Montefiore e quello di Mondaino.

Primo centro che si incontra risalendo la vallata del Marecchia, dopo Verucchio e Torriana, è San Leo, porta d’ingresso del Montefeltro e con un centro storico intatto, sospeso fra le nuvole, ancorato ad un possente masso che è la causa prima dell’eccellenza leontina, dove si trovano un’antica Pieve romanica accanto al Duomo e al Palazzo Mediceo.

Quella della Valconca è terra di colline, decisamente belle, che si avvicinano lentamente all’Appennino senza mai assumere un tono aspro, dove i campi di grano si alternano alle vigne, gli uliveti a qualche raro castagneto, le querce ai primi pascoli utilizzati per la pastorizia. E sopra le colline interi paesi che si allungano su dorsali affusolate o si alzano sulla cima dei promontori.
Piatto tipico per eccellenza è la vera piadina riminese. Altri protagonisti della tavola sono il pesce azzurro dell’Adriatico e il vino rosso Sangiovese.